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Postato il: 2017-09-10 alle 16:54:46

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IL VESCOVO ACCOGLIE DON FRANCESCO MENICHETTI

Attualita

Il vescovoMario Ceccobelli, accoglie oggi tra i sacerdoti diocesani il giovane Francesco Menichetti, ordinato presbitero nel pomeriggio di oggi. Si tratta della quinta ordinazione sacerdotale durante l'episcopato di Ceccobelli, dal 2005 a oggi. La solenne celebrazione è ospitata dalla chiesa di San Domenico, dove il Vescovo e gli altri sacerdoti diocesani invocano la discesa dello Spirito Santo con l'imposizione delle mani e la preghiera consacratoria. Francesco Menichetti è nato a Gubbio nel 1985, si è diplomato al liceo scientifico "Casimiri" di Gualdo Tadino. Dopo la laurea nel 2008 all'Università degli studi di Perugia, ha continuato la sua formazione all'Università "March Bloch" di Strasburgo. Dal 2012 è docente al campus "Leonardo da Vinci" di Umbertide. Ha compiuto la sua formazione teologico-pastorale al Pontificio seminario umbro "Pio XI", diplomandosi lo scorso anno all'Istituto teologico di Assisi. Ecco il testo integrale dell'omelia pronunciata oggi da monsignor Ceccobelli: "Carissimi, oggi è per me gioia grande, tanto grande quanto insperata, infatti avrei dovuto essere già vescovo emerito, invece il ritardo della nomina del 60° successore di Sant’Ubaldo mi consente di celebrare l’ordinazione presbiterale di Francesco. Penso proprio che sarà anche l’ultima ordinazione di un prete da parte mia. Finora, durante il mio servizio episcopale, avevo avuto la grazia di trasmettere il sacerdozio ministeriale a 4 presbiteri: don Matteo nel 2007, don Roberto nel 2008, don Stefano nel 2009, don Fabricio nel 2016, ma oggi si aggiunge il quinto, don Francesco. In questi 12 anni abbiamo dunque ordinato 5 nuovi preti, un numero piuttosto esiguo. Questa povertà di vocazioni è il vero pericolo per la sopravvivenza della nostra Diocesi, è il segno che la comunità diocesana è sterile. Non emergono, forse perché non sappiamo scoprirli o non sappiamo incoraggiarli e farli crescere, i carismi alle vocazioni di speciale consacrazione al Signore, e tra questi, quelli che esprimono più di tutti la vitalità di una Chiesa riguardano i diaconi, i presbiteri, i religiosi e le religiose. Nel clima di commiato che da più di un anno sto vivendo, questa è la mia pressante raccomandazione: pregate tutti per le vocazioni, siano esse orientate ai ministeri ordinati o a quelli laicali o al matrimonio. Ma soprattutto pregate per chi maggiormente si dedica all’annuncio della Parola di Dio: i preti e i diaconi, i religiosi e le religiose. La Diocesi rimarrà autonoma se avrà le energie per evangelizzare, per guidare le comunità e amministrare i sacramenti. Carissimo Francesco, da questa sera non ti apparterrai più, infatti stai consegnando la tua vita alla Chiesa, che se ne servirà per annunciare al mondo il Regno di Dio e da questa sera farai parte del collegio dei presbiteri, che sono i preziosi collaboratori del Vescovo. Sarai chiamato a guidare i fedeli sui sentieri del Vangelo facendoti tu loro modello; sarai esortato a collaborare con gli altri presbiteri per l’edificazione del Regno di Dio. ? tempo di lavorare in squadra; per questo è anche tempo, per i preti, di vivere insieme. Il Signore si servirà di te per far nascere dal fonte battesimale i figli di Dio che andranno a formare la comunità, per perdonare i peccati, per dare il suo corpo e il suo sangue come cibo, per diffondere la sua parola. I tuoi gesti, le tue parole, la tua vita annunceranno Lui, il Signore. In questa esaltante missione non sarai mai solo, avrai il conforto della presenza premurosa di Maria, la Madre di Gesù. Sarà Lei a sostenerti nei momenti di scoraggiamento, sarà Lei a condurti e ricondurti da Gesù nei tempi bui dello smarrimento e della crisi. Consentimi una raccomandazione: non trascurare mai la preghiera, quella ufficiale del breviario e quella del cuore che nasce dalla relazione d’amore con Gesù e che è fatta di meditazione e di adorazione. Se vuoi vivere con gioia la tua vita di prete coltiva la preghiera. Il ritornello del salmo responsoriale oggi ci esorta ad ascoltare la voce del Signore. ? un invito rivolto a tutti, ma che si articola in significati diversi per ciascuno di noi. Per Francesco è particolarmente appropriata la parola del profeta Ezechiele: «O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella» (Ez 33, 7). Chi è la sentinella? Il vocabolario la definisce "Soldato armato addetto a turno e per un determinato spazio di tempo alla vigilanza o alla custodia e protezione di persone e cose". Tu sei chiamato a essere la sentinella delle persone amate dal Signore e redente dal sangue di Cristo. Sei chiamato a vigilare perché il nemico, il demonio, non rubi loro l’amore, non le faccia scivolare nell’egoismo e nell’odio sottraendole alla comunità dei redenti. Ma dovrai vigilare anche su di te, perché il demonio tenterà, con più energia ed astuzia, di rubarti i doni del Signore, per lasciarti nella tristezza e nel rimpianto. Per combattere il tentatore devi usare le armi che usò Gesù quando fu anche Lui tentato per quaranta giorni prima di iniziare la sua missione di Messia. Con il demonio non si accetta nessun dialogo e la vicenda di Eva nel giardino del paradiso terrestre è esemplare, lui è astuto e menzognero. Alla provocazione del demonio Gesù rispose: “Sta scritto” (Mt 4,4). ? la Parola di Dio l’unica parola che mette a tacere il maligno. Per la comunità, per tutti noi, è l’apostolo Paolo che ci raccomanda: “Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge... qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: Amerai il tuo prossimo come te stesso. La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità” (Rom 13, 8-10). Questa è la legge che i rinati nel battesimo sono chiamati ad osservare e che regola le relazioni tra i membri della comunità. Dal fonte battesimale siamo rinati come figli di Dio, siamo già cittadini del Regno in cui vige la legge della carità. Ma un invito è rivolto in particolare anche a me: «Se il tuo fratello commetterà una colpa ... va’ e ammoniscilo» (Mt 18, 15). Si tratta della correzione fraterna, di cui parla il Vangelo di Matteo, che come Vescovo sono chiamato a esercitare verso i figli della Chiesa a me affidati. Compito difficile e qualche volta reso impossibile dal rischio che la correzione produca un danno superiore a quello che già c’è. Ma quando la correzione non si può esercitare o quando esercitata non raggiunge l’obiettivo, rimane sempre il dovere della preghiera, perché dove fanno fatica ad arrivare le nostre parole può arrivare il Signore con la forza del suo Spirito; è infatti il suo Spirito capace di sciogliere le durezze dei cuori. Carissimi, che la Parola di Dio illumini la nostra mente e riscaldi il nostro cuore per vivere con gioia l’evento di oggi - l’ordinazione sacerdotale di Francesco - e la nostra appartenenza al Regno di Dio. La Vergine Santa e i nostri Santi Patroni ci siano mediatori di ogni grazia e benedizione".

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